Prospettive del sistema di istruzione e formazione in Emilia-Romagna
Al Focus erano stati invitati: tutti i dirigenti scolastici delle scuole secondarie di I° e II° grado della provincia, il dirigente dell'USP (Ex-Provveditorato), gli assessori all'istruzione della Provincia, dei comuni di Forlì e di Cesena, l'assessore prov.le al lavoro, funzionari dell'Amm.ne Prov.le, i direttori degli enti della formazione professionale, funzionari Enaip Forlì-Cesena, insegnanti aclisti. Per improvvisi impegni famigliari era assente il dirigente della Regione Cristina Bertelli. Erano presenti circa 40 persone
Si riporta di seguito un breve resoconto di alcuni interventi non rivisti dai relatori
Luciano Ravaioli – Presidente prov.le Acli Forlì-Cesena
Nell'aprire i lavori dell'incontro ringrazia tutti per la presenza e sottolinea il fatto che se, in una assolata mattina di luglio, 40 persone hanno scelto di partecipare all'iniziativa invece di fare altro, può significare per un verso l'interessamento per la scuola e dall'altra la preoccupazionme per il suo futuro. Probabilmente sono vere entrabe le cose. L'iniziativa è fatta anche in vista di un convegno pubblico sulla scuola da svolgersi dopo l'estate.
Ubaldo Rinaldi – Amministratore Delegato EnAIP Rimini
Quando si parla di formazione, risulta fondamentale basarsi su 3 fattori:
Creare dei nuovi centri, che abbiano come tema la formazione, che deve fare la Regione, e un altro bersaglio è la qualità.
Io penso che il mondo della scuola e della formazione in questi 20 anni abbia visto di tutto di più, quindi sanno che si sta cambiando in certi ambiti. Quindi se non troviamo il baricentro, il punto chiave per andare avanti, ognuno andrà per la sua strada.
Allora le decisioni prese sulla riforma della scuola, parlo di scuola in generale e della formazione professionale, il punto chiave su cui si devono basare è l’educazione, perché è troppo importante, e la politica oggi non ci permette senza tempo di prendere certe decisioni.
Stiamo bene attenti che ogni ragazzo che perdiamo, nel sistema formativo di formazione e istruzione,
per strada, è uno schiaffo alle nostre speranze, alle nostre visioni di vita, è una sconfitta alle nostre capacità.
Questo è quello che penso io dopo la mia esperienza di 40 anni nell’ambito professionale, nell’Enaip, ma anche sul territorio, nelle scuole.
Io vorrei ricordare, a tutti voi, che le province di Forlì e di Rimini, nel 2003 hanno avuto il coraggio di mettersi assieme con la politica, con le scuole, con la formazione, ed erano pieni di volontà, di voglia di fare, che poi si è andata a perdere nel tempo e oggi magari non ci si pensa più. Perché dimentichiamo queste esperienze, perché perdiamo questa voglia di fare del nuovo? Perché nel nostro paese ogni novità diventa un sacrificio da fare e nessuno vuol farlo.
Prima parlavamo della componente istituzionale e noi vorremmo chiedere alla Regione di fare delle leggi che abbiano un prospettiva, una stabilità.
Io non vado molto in là nel tempo, e voglio dire che oggi il sistema delle scuole e della formazione non sa più visualizzare e non parlo solo delle famiglie ma anche dei operatori, formatori e insegnanti.
Direi ancora che la Regione insegnino un passaggio, che non si può sempre buttar via tutto, ad esempio i percorsi integrati, i quali ho sostenuto tantissimo, perché si basavano su una legge veramente all’ avanguardia.
Anche per i corsi triennali non posso scaricarli semplicemente dicendo che hanno fallito: ha fallito perché? Perché tutti, dopo il primo anno di entusiasmo, abbiamo cercato di fare nelle scuole delle classi di serie C, in cui mettavamo la “sfiga più sfiga”, quelli che non avevano un minimo di cultura, per liberare le altre classi da questi ragazzi così di conseguenza erano meno pronti degli altri; è stato un disastro ma bisogna dire la verità che è stata una esperienza bellissima. Abbiamo applicato ancora una volta la logica dei vasi comunicanti in cui tutto ti rende lontano dalla massa.
Adesso voglio dire 3/4 parole che sono illuminanti, che sono fase di speranza, sono 3 fattori strategici che sosterranno senza dubbio il modello che farà la Regione:
- Stabilità
- Qualità degli interventi
- Riconducibilità dei sistemi
Ecco questi dovrebbero essere i casi per costruire il nuovo modello che prevede l’alternabilità dei sistemi, che prevede una valutazione seria dei risultati ottenuti, quindi di dare dei giudizi senza tanta burocrazia. Di fatto cosa prevede il modello dell’assessore?
A 14 anni dopo il primo anno di superiori l’allievo può fare 1000 ore di formazione con un percorso anche di sostegno per ottenere la successione oppure continuare il suo percorso , ma a 14 anni può già essere inserito nella formazione anche se ancora è un ragazzo che ha iniziato la scuola. I punti cruciali di questo modello sono l’ingresso e l’uscita: lo sappiamo perché lo spiega la riforma Gelmini, anche se questo anno la nostra Regione ha di fatto rinviato di un anno tutto quello che doveva succedere questo anno. I punti critici sono l’inizio e la fine: perché? Il ragazzino di 14 anni si iscrive in una scuola superiore e non ce la fa, cioè non riesce ad avere successo, oggi cosa succede?succede che la sua proposta FORSE viene presa in considerazione. Bisogna evitare un’ulteriore fallimento dei ragazzi in questo ambito e prevenire, e non curare. Questa cosa succede se il tutto funziona se i due sistemi si integrano veramente e se c’è una collaborazione in cui comunque la scuola vede che ci sono sei elementi in perdita, interviene subito con la formazione se c’è, in tutte le analisi, un navigatore satellitare che individui nel momento come il ragazzo sta in quella fase di apprendimento.
Parlando dell’ultimo versante è legato alla proposta formativa che noi riusciamo ad esprimere e a rendere ancora appetibile. E vorrei iniziare questo breve discorso con un’ulteriore riflessione: noi abbiamo mediamente 150 iscritti ogni anno; 150 iscritti in sei corsi che hanno un livello di miseria culturale e questo non è dovuta solo perché sono la maggior parte extracomunitari; allora noi dobbiamo innanzitutto riuscire a metterci in contatto con loro, a capirli, a cercargli di dire quello che vogliono dire, ma molti di loro sanno parlare solo la loro lingua. Ecco se questo è l’approccio che dobbiamo avere la formazione non è così illusa o così superflua in 2 anni quello che doveva fare in tanti anni. Ritornando agli iscritti mediamente sono 150 all’anno e mediamente il 30% non hanno la licenza media. Noi dopo 2 anni siamo riusciti a fargli acquisire la terza media. Dopo 2 anni il 45% questi ragazzi sappiamo che hanno acquisito una conoscenza e sappiamo che ora hanno un lavoro appetibile.
Io credo che questo progetto formativo debba puntare sulla conoscenza di base, sulla cultura.
Speriamo che questo percorso, questo modello abbia successo. Grazie.
Raoul Mosconi – Presidente prov.le Enaip Forlì-Cesena
Allora il tema è suggestivo: per un verso distinguiamo l’idea di un nuovo modello regionale ed un nuovo percorso che si gioca sulla sfida del compimento dell’obbligo e dall’altro ci interroghiamo sull’efficacia di questi percorsi, sulla formazione professionale, sulla complementarità delle culture e quindi l’idea che anche la cultura pratica abbia il suo valore. Diamo inizio al dibattito.
Maria Benedetta Borini – Dirigente Scolastico IPPSAR “P. Artusi” Forlimpopoli
Le ultime disposizioni ci dicono che i percorsi integrati non si possono più fare, ma che il ragazzo 14enne dovrebbe passare nei primi mesi alla Formazione Professionale. In alternativa ci sarebbe l’apprendistato con formazione estesa anche al tutor aziendale. Come risolvere il passaggio dai qualificati della formazione all’istruzione per il Diploma ancora non è chiaro. La nostra Regione, assieme alla Basilicata non ha ancora attivato i Poli Tecnici e questo è un nodo da sciogliere che lascia aperti ancora molti interrogativi.
Marco Molinelli – Dirigente Scolastico IIS “Roberto Ruffilli” Forlì
Parliamo dei percorsi integrati: riguardante la legge di questi corsi, hanno subito in questi anni un ritardo di 5anni. I moduli che usa l’Emilia Romagna sono modelli nati dalla Lombardia dove la formazione fa la sua parte e l’istruzione la sua. Quindi la scuola professionale sarà di 5 anni. E’ chiaro che colpisca tutti noi questo fatto, ed è chiaro che cambino gli aspetti sull’iscrizione con la formazione professionale della nostra Regione. Il discorso è che il ragazzino di 14 anni si trova davanti a vari problemi: l’iscrizione della scuola professionale. Una delle cose che lo afferma rapidamente è il sistema di integrazione perché, attraverso questa esperienza siamo riusciti a dare ai nostri studenti esperienze e vantaggi, cosa che senza il discorso dell’integrazione non sarebbe avvenuto. Avevamo tutte le classi integrate, cioè non c’erano classi di serie A o di serie B.
Parlando dei servizi sociali al Melozzo si iscrivono per la maggior parte femmine perché c’è la possibilità di avere un percorso integrativo. Questa integrazione, data da questa esperienza, ci ha fatto capire di continuare questa strada che è quella più giusta.
Un’altra questione importante riguarda la Regione. Bisogna andare ad avere una valutazione corrispettiva delle necessità dei territori: evitare doppioni (riguardante i corsi), coinvolgere il mondo delle scuole, l’ente faccia la sua parte e le sue scelte che servano al territorio.
L’ultima riflessione che voglio fare riguarda il messaggio che veniva dal ministero e non era molto gradevole: bisogna che tutti ci comportiamo in maniera rispettosa perché siamo dentro ad un sistema dove ci dobbiamo aiutare l’uno con l’altro. E’ anche importante il tema dell’efficacia non autoriferita al percorso ma alla persona visto che abbiamo avuto ragazzi che alla fine della scuola hanno iniziato a lavorare subito sotto una ditta o se no in proprio
Ermes Francesconi – CISL Scuola e Formazione Emilia-Romagna
Voglio dire 2/3 concetti che ritengo molto interessanti:
- che la scuola è molto interessata al modulo di formazione professionale
- che la scuola possa arrivare a raggiungere l’obbiettivo della convivenza con la formazione professionale.
Nelle scuole vengono consolidate informazioni che portano ad un successo formativo di tutti.
I sistemi che ci sono devono collaborare e adesso sono ad un’ulteriore svolta.
Il tema che riguarda il sistema il fatto che siate qua è perché ci sia un compito per aiutare i ragazzi e la comunità, per dare un’aiuto a questi ragazzi: perché all’ente comunale deve veramente dare attenzione a questi ragazzi e ai nostri cittadini.
Il riferimento dell’Europa è molto importante anche perché alcune scelte vengono misurate anche con la comunità europea, soprattutto in questo tempo buio.
Margherita Collareta – Insegnante ex Assessore Istruzione Formazione Professionale Provincia Forlì-Cesena
Voglio dire solo alcune cose:
- non parliamo più da qualche anno di cosa si fa in Europa: c’è una direttiva europea con linee di indirizzo comunitarie sulla Formazione Professionale per il decennio 2010-2020;
- la situazione economica del Paese non ci permette di capire di quanto possiamo disporre per fare progetti diversi;
- il dato allarmante è che il 20% dei ragazzi tra i 15 e i 24 anni non studiano ne lavorano e che si vedono bloccare il futuro;
- investire sulla formazione (e gli altri Paesi comunitari lo fanno molto più di noi da sempre) permette di puntare sulla competitività;
- L’Emilia-Romagna sta perdendo colpi sugli esiti dei ragazzi, ci ha superato il nord-est; occorre interrogarsi sul perché.
Loris Zagnoli Amministratore Delegato Enaip Forlì-Cesena
A partire dal 2003 in poi stiamo ragionando su una questione molto diversa dal passato, cioè su un modello istituzionale che nasce e sconvolge: nasce un nuovo sistema non sperimentale che si chiama “ISTITUZIONE FORMAZIONE PROFESSIONALE” che è completamente diverso dal vecchio sistema perché ogni attore ha il suo compito specifico.
Il sistema della formazione professionale rilascia le qualifiche il professionale di stato gli lasciano un diploma. Stiamo ridisegnando un sistema nuovo.
L’integrazione vissuta in questi anni era che dentro la scuola era ospite. La soluzione alla quale dobbiamo arrivare oggi non è una soluzione dove i 2 sistemi non devono andare in contrapposizione. E’ chiaro che di fronte a questo ragionamento i passaggi che porteranno aventi i sistemi vive delle contraddizioni intermedie. Nel 2009 le aziende hanno preso più ragazzi usciti dall’ente professionale che quelli di un istituto professionale.
Se il sistema nasce, occorre lavorare davvero e fare tutto il possibile perché possa funzionare.