Le ACLI di Forlì-Cesena sul governo Monti

Dopo il discorso di insediamento del nuovo presidente del Consiglio le Acli di Forlì-Cesena esprimono le seguenti considerazioni.
Bene il senso dello stato, della legalità e del rispetto delle regole: tutte condizioni necessarie per ristabilire il rapporto di fiducia fra cittadini e governanti.
La fiducia è un elemento fondamentale soprattutto quando si chiedono sacrifici: moderazione salariale, diminuzione delle spese, aumento delle imposte.
E' intollerabile che si chiedano sacrifici da parte di chi non è minimamente toccato da questi. Altre condizioni sono l'equità nella loro distribuzione e la credibilità dei decisori: chi li chiede contribuisca anch'esso con sacrifici personali specialmente laddove ci sono privilegi.
Non dovrebbe essere un tabù, anche da parte delle organizzazioni sindacali, se, ad esempio in campo pensionistico, si fissasse un tetto massimo sopra il quale scattano imposte o decurtazioni anche pesanti. Pensiamo agli importi delle pensioni di gran parte dei nostri anziani.
Per passare ad altri contenuti più impegnativi ci si attendono misure che aggrediscano i veri problemi in modo equo ed efficace soprattutto su fisco, borsa e banche. Per quanto riguarda il fisco è necessaria una lotta decisa all'evasione fiscale, vero scandalo sociale, ed una tassazione dei grossi patrimoni nonché un aumento delle aliquote irpef dei redditi alti.
A proposito di quest'ultima tutto il contrario di quanto conteneva l'oscena proposta dello scorso anno: ridurre da cinque a due le fasce di reddito col risultato che le imposte sarebbero diminuite solo per i redditi più alti. A titolo di esempio, secondo quella proposta, un reddito di 15 .000 euro annui avrebbe pagato lo stesso importo, mentre un reddito superiore a 110.000 euro annui, avrebbe risparmiato il 35% di imposta (!).
Per la borsa non è più rinviabile una misura che molti invocano: dagli economisti, fra i quali gli italiani Becchetti e Zamagni, a molti capi di stato, fra i quali Merkel e Sarkozy: la tassazione delle transazioni finanziare. Questa misura, oltre a raccogliere fondi, avrebbe l'effetto di ridurre gli scambi in borsa, fenomeno che gli esperti indicano come causa della diffusione dei cosiddetti "titoli tossici".
Per le banche occorrerebbe, fra le altre misure, riprendere in considerazione la legge, introdotta negli USA nel 1933, all'indomani, guarda caso, della grande crisi del 1929 e poi incomprensibilmente soppressa nel 1999, sotto Clinton ma col Congresso a maggioranza repubblicana, norma che separava le banche di investimento, queste sì da proteggere in tempi di crisi, da quelle di speculazione. Su questi aspetti le Acli giudicheranno il governo Monti.

Luciano Ravaioli
presidente prov.le Acli Forlì-Cesena Forlì

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